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Nipote Devota - La Mano che Educa - #5di13


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
31.08.2026    |    308    |    1 6.7
"Quando tutti escono dalla taverna e il silenzio si allarga di nuovo tra le pareti gialle, resto solo con Bianca..."
La Mano che Educa Parte 5 di 13

**Premessa**

Questa storia, come tutte le altre che ho scritto, nasce da fatti reali. Non è una vicenda personale, ma l’esperienza di una coppia amica che ha deciso di affidarmela. I contenuti uniscono dinamiche BDSM a situazioni delicate legate a temi incestuosi.

Questo capitolo narra i fatti accaduto nel secondo incontro avvenuto un paio di settimane dopo il primo. Alcune dinamiche vengono ripetute, come Chiara che viene legata in bagno, per il semplice fatto che è una scena ricorrente e che effettivamente avviene ciclicamente. Il Racconto sarà diviso in 13 parti, ogni settimana ne pubblicherò 3.

Accompagnate Alessandro ed Elena in questo percorso con mente aperta e senza giudizi. Non si tratta di un racconto singolo, ma di una storia lunga e complessa, che verrà pubblicata in più parti — tre a settimana.

Vi chiedo un commento per capire se la storia vi piace e vi intriga e anche il pollice in su. Se poi siete stregati dal mio cervellino e volete conoscermi dal vivo, scrivetemi e magari vivremo la nostra avventura che potrebbe diventare la nuova serie Hot di A69.

**CHIARA**

Sono nuda e dolorante, stesa sul letto, quando la porta si apre. La pelle mi tira sulle scapole per un brivido di attesa. So che devo restare così, esposta, lo sguardo saldo e le mani ferme lungo i fianchi. Elena entra nella stanza, Alessandro rimane sulla porta. Si muove in modo goffo, tradita dalla tensione. Mi osservano per un attimo, come se fossi una natura morta, e poi Elena prende posto sul bordo del letto accanto al mio corpo nudo e segnato. I suoi occhi viaggiano sulle mie cosce, sui miei seni, sulle costole che sporgono, ma quando mi parla finge di niente.

Inizia subito a farmi domande. La voce è vuota, imparata a memoria, e per un istante mi viene da ridere. Non lo faccio: sarebbe una provocazione inutile. So cosa vogliono sentirsi dire. Che non mi piace. Che sono qui mio malgrado. Che qualcuno, in qualche punto preciso della mia infanzia, ha rotto un meccanismo, e io ora vado in pezzi uno dopo l’altro.

Recito la parte con la naturalezza di chi ha scoperto il potere del vittimismo, e la lascio uscire piano, come una confessione troppo tardi elaborata. Ma mentre lo faccio, sento la carne tra le gambe che si gonfia. Odore acre e salmastro che sale dal mio stesso corpo, ogni piccolo fremito amplificato dal silenzio della stanza e dal calore dello sguardo di Elena che scivola e risale, si fissa sulle cicatrici fresche delle ultime punizioni. Mi eccito. Mi eccito anche mentre dico ad alta voce che non lo voglio, anche mentre elenco i ricatti, le minacce, le umiliazioni. La verità e la menzogna convivono in me come due animali affamati: si mordono, si leccano, si alternano nel dominio.

Elena annota mentalmente tutto, ma non osa interrompere la mia narrazione. La vedo stringere le cosce, sento il suo odore acido di sudore e qualcosa di più dolce, come zucchero bruciato. Ci capiamo senza dirlo. Io godo nel raccontare, lei gode nell’ascoltare. Ogni parola pronunciata è una carezza, una ferita, un atto di possesso. Mi accorgo che anche Bianca, in piedi vicino alla porta, ci osserva. Non dice nulla. Lascia che il rituale si compia da sé.

Quando scendiamo di sotto, la penombra della taverna è più liquida del solito. Mi inginocchio al centro della stanza, il pavimento ruvido che gratta le rotule e la polvere che si attacca all’interno delle cosce. Sento il respiro degli altri. Alessandro non parla, Luca neppure. Sono seduti ai lati del lungo tavolo, spettatori pagati in attesa dello spettacolo. Bianca si mette dietro di me, una mano in appoggio leggera sulla mia spalla. Sento il calore delle sue dita, la pressione che basta a ricordarmi chi comanda.

Zio Luca si avvicina. Non c’è imbarazzo nei suoi gesti; tutto è già stato deciso in anticipo, ogni movimento calibrato per il massimo effetto. Si ferma davanti a me, lascia che i pantaloni scivolino lungo le gambe, si toglie i boxer con un gesto teatrale. Il cazzo è già mezzo eretto, la punta lucida di liquido che riflette la luce gialla delle lampade. Per un attimo esito, parte del gioco che Bianca ama tanto. Lei mi stringe la spalla fino a farmi male, come se schiacciasse i pensieri nella carne. La sensazione è di totale resa: sono un animale ammaestrato che conosce la ricompensa e la punizione.

Prendo il cazzo di zio Luca in mano con delicatezza, lo stringo come si stringe un oggetto sacro. È bollente e pulsante. Lo accarezzo con lentezza, poi aumento la pressione, cambio ritmo e lo faccio come mi è stato insegnato: ogni gesto esatto, ogni movimento predeterminato. Bianca detta i tempi, la voce ferma: «Più lento. Ora solo la punta. Più forte, ora.» Rispondo in automatico, ma dentro di me c’è un’esplosione di piacere che mi costringe a sospirare. Il clitoride pulsa come un cuore estraneo, una sirena d’allarme che mi avverte che sto per perdere il controllo.

Guardo Alessandro ed Elena e li vedo immobili, pietrificati. La loro fame è la mia, la loro vergogna è identica alla mia. Mi immagino cosa vedono: la ragazza nuda, in ginocchio, con la mano piccola che lavora ipnotica, il viso segnato dalla fatica, e la goccia di sudore che mi taglia la fronte. So che per loro è pornografia, ma anche archeologia: scavano nel mio corpo per trovare le ossa del desiderio che hanno sepolto sotto anni di ipocrisia. Più li sento avidi, più mi sento padrona della situazione. È un potere nuovo, pericoloso, e mi ci aggrappo con tutte le forze.

Quando zio Luca geme lo sento prima nel ventre che nelle orecchie. Il cazzo si tende, poi sussulta, ed esplode in schizzi densi. Una parte mi finisce sulla mano, il resto sul pavimento. Bianca mi dà subito il comando: «Ripulisci.» Avvicino le dita alla bocca e leccare lo sperma caldo è una seconda umiliazione che mi fa vibrare tutta. Bianca osserva ogni dettaglio. Sento il suo respiro accelerare, il piacere che le dà vedermi abbassare ancora di più. Elena si morde le labbra e per la prima volta incrocia il mio sguardo. La vedo arrossire di colpo: la sua vergogna è il mio orgasmo.

Quando finisco, la stanza è silenziosa. Bianca mi fa alzare e mi accompagna verso le scale. Sensazione di leggerezza irreale, come se stessi galleggiando. Salgo piano, lasciando che le gambe molli mi guidino da sole. Mentre raggiungo la camera, sento le voci di sotto che si mescolano, ma sono ovattate, come se parlassero di me in un’altra lingua. Sento ancora il corpo caldo, il sapore denso e vagamente metallico sulle labbra. Vorrei che stanotte non finisse mai. Vorrei essere di nuovo giù, di nuovo in ginocchio, di nuovo al centro degli occhi di tutti.

Mi stendo sul letto senza coprirmi e resto in ascolto. Ogni fibra è contratta nell’attesa. So che domani tutto sarà più intenso, che il gioco salirà ancora di livello. E non vedo l’ora.

**Luca**

Il momento in cui la mano di Chiara avvolge il mio cazzo, con quei gesti misurati e chirurgici, è come un sogno lucido ricamato di attese. Nessuno nella stanza respira davvero; l’unico movimento vero è quello della sua piccola mano, guidata da Bianca che modula ogni più piccolo scarto di ritmo con ordini secchi, sempre più autorevoli. Mi rendo conto che, tra tutti, è Bianca la regista suprema: si muove dietro le quinte, usando le voci, i silenzi, perfino lo sguardo di Elena e Alessandro per costruire una tensione che non è solo erotica, ma quasi metafisica. Ogni volta che Bianca ordina, Chiara obbedisce senza il minimo tremore. È bellissimo—e terribile—constatare quanto la disciplina possa essere una forma di piacere assoluto, non solo per chi la riceve ma anche per chi la osserva.

Il silenzio che accompagna il gesto finale, quando Bianca ordina a Chiara di “ripulire”, è quasi religioso. Chiara ubbidisce senza una sola increspatura sul volto; la lingua le scivola sulle dita, tra le nocche, poi sulla pelle fino a cancellare ogni traccia. Alessandro ed Elena assistono come ipnotizzati, immobili e spettinati da una corrente invisibile di desiderio e invidia. Nessuno osa parlare. Persino quando Bianca lascia andare la presa sulla spalla di Chiara, il movimento è lento, studiato, come a rimarcare che qui le regole sono cambiate per sempre.

Il sipario si chiude con Chiara che, ancora tremante, si avvia verso le scale. Riesco a sentire il battito accelerato del suo cuore, e sono certo che nella sua testa sia già iniziato un altro tipo di partita, tutta fatta di rimorsi, domande e sussulti notturni. Ma, segretamente, so che stanotte non dormirà: resterà sveglia a ripensare alle dita, alla voce di Bianca, a quel nuovo potere che le è stato concesso e sottratto in un lampo. E so anche che Elena e Alessandro, quando finalmente usciranno dalla trance e torneranno in albergo, si scoperanno come se fosse l’ultima notte del mondo, ossessionati dall’eco del gesto compiuto da Chiara.

Quando tutti escono dalla taverna e il silenzio si allarga di nuovo tra le pareti gialle, resto solo con Bianca. Il suo modo di sedermisi sulle ginocchia, di infilarmi le dita tra i capelli e tirare appena, è una dichiarazione di controllo che non lascia spazio a dubbi. Nessuna maschera di dolcezza: solo la consapevolezza che la partita si sta giocando su un piano di raffinato sadismo psicologico, e che nessuno, nemmeno me, è fuori dal gioco.

«Stanno andando esattamente dove vogliamo,» sussurra Bianca, con una voce che è già vittoria. «Piano, ma senza esitazioni.» Il modo in cui pronuncia “dove vogliamo” è entusiasmante; mi piace pensare che la mente di Bianca sia una scacchiera, e che ogni nostro impulso sia solo un pezzo che lei sposta a suo piacimento. Annuisco. Non c’è nient’altro da dire. Immagino Chiara di sopra, ancora avvolta nel calore della performance, confusa ma già affamata di un bis. Immagino Elena e Alessandro, fuori dalla porta, col peso del desiderio ancora sospeso tra le gambe e la testa. So che domani non potranno più tornare indietro.

Mi chiedo quanto dureranno i freni inibitori di Alessandro, quanto a lungo Elena riuscirà a mantenere la recita della ragazza “normale” e distante. Prevedo tutto con la sicurezza di chi ha già visto questo film decine di volte, ma la parte migliore è che ogni volta lo svolgimento è diverso, e il finale—quello vero—non si lascia mai prevedere. Forse domani basterà una parola per farli cedere. Forse dovrò mostrar loro qualcosa di ancora più scandaloso. Forse toccherò Elena, o forse lascerò che sia Bianca a spingerla oltre il limite. Non importa: la direzione è ormai segnata.

Restiamo ancora un po’ seduti in silenzio, ascoltando i rumori della casa che si svuota. Bianca mi accarezza i capelli con movimenti sempre più lenti, poi mi costringe a guardarla negli occhi. «Domani sarà il giorno decisivo,» dice. «Li voglio completamente nostri.» Sorrido, un sorriso che sa di promessa e di minaccia allo stesso tempo. Bianca si alza, mi prende per mano, e insieme usciamo dalla taverna come se stessimo abbandonando il luogo di un delitto perfetto.
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